"Dantedì" giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri - Applicazioni, Pubblicazioni elettroniche, Video - "Il viaggio di Dante nell'Orto Botanico - Le Rose"
giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri
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ma di soavità di mille odori
Le Rose (Rosa L.)






Nome Scientifico: Rosa L.
Nome Inglese: Rose
Famiglia: Rosaceae
Etimologia del nome: il nome generico deriva dal latino rosa.
Note: Le Rose sono presenti sulla Terra da moltissimo tempo, i fossili trovati dagli archeologi risalgono a più di 4 milioni di anni fa. Esse sono tra i fiori più amati ed apprezzati, conosciuti da tutti per la bellezza, l'eleganza, i colori ed il profumo dei loro fiori.
Il fascino delle rose è legato anche ai significati che vengono loro attribuiti, frutto di credenze e consuetudini consolidatesi nel tempo. La rosa può rappresentare tanto l'amore passionale quanto la purezza e la verginità, l'elevazione spirituale e la vanità, la bellezza, la sensualità, il segreto, come nell'espressione “sub rosa”, una forma abbreviata dell'espressione latina Sub rosa dicta velata est (ciò che viene detto sotto la rosa è segreto), che ricorda come la rosa nei miti antichi fosse un simbolo di silenzio e di riservatezza. La frase latina significava che, se si poneva una rosa sul tavolo, chi aveva ascoltato o detto qualcosa era impegnato a tenerlo segreto. La rosa era, sia nell'antica Grecia che a Roma, il fiore dedicato a “Horus”, dio del silenzio.
Le rose scolpite sui confessionali sono simbolo del sacro vincolo della segretezza che ogni sacerdote deve mantenere nei riguardi dei penitenti che si rivolgono a lui nella confessione.
Nella religione cattolica la rosa è simbolicamente una componente della corona del santo Rosario, essendo il fiore molto vicino alla Vergine Maria insieme al quale è stata in molte occasioni rappresentata. In molti luoghi di culto compare la denominazione della rosa: Madonna del Roseto, Madonna delle Rose, Santa Maria della Rosa, e simili. Nelle “litanie lauretane” (dette anche litanie della beata Vergine Maria e lauretane per il luogo che le rese celebri, la Basilica della Santa Casa di Loreto), Maria è definita anche Rosa mistica.
Nel Paradiso dantesco la “Candida Rosa” è un anfiteatro con sedili a forma di rosa su cui siedono le anime candide dei beati, fatte di pura luce, simbolo di beatitudine divina. Al centro, nel punto più alto della Candida rosa, risiede la Vergine Maria il cui fascio di luce è più forte di quello di tutte le altre anime.
Le Rose nella Divina Commedia
Non sien le genti, ancor, troppo sicure
a giudicar, sì come quei che stima
le biade in campo pria che sien mature;
ch’i’ ho veduto tutto ‘l verno prima
lo prun mostrarsi rigido e feroce;
poscia portar la rosa in su la cima;
Quivi è la rosa in che ‘l verbo divino
carne si fece; quivi son li gigli
al cui odor si prese il buon cammino».
In forma dunque di candida rosa
mi si mostrava la milizia santa
che nel suo sangue Cristo fece sposa;
Le Rose nel Salento
Nel Salento troviamo varie specie di Rose: rose spontanee, tra cui la “R. canina L.”, la più comune (detta R. di macchia o selvatica), e la “R. sempervirens L.” (nome comune Rosa di San Giovanni), presenti in tutta l’area del Mediterraneo; rose antiche, vecchie rose da giardino, rose vecchio stile, rose tradizionali e rose storiche, dai fiori rossi, gialli, bianchi, rosa e fucsia; rose moderne di cui si coltivano anche industrialmente le varietà a fusti eretti e fiori grandi di vari colori, per la produzione del fiore reciso.
Nella macchia mediterranea del Salento troviamo la Rosa di San Giovanni che è una specie sempreverde, con lunghi steli che si avvinghiano agli altri arbusti della macchia mediterranea o sui muretti a secco. Le fioriture sono abbondanti e si protraggono sino a giugno. I fiori sono particolarmente eleganti, vistosi e profumati, con quattro petali bianchi a forma di cuore; essi racchiudono numerosi e vistosi stami dorati. La rosa di San Giovanni era ritenuta talismano di ricchezza e fortuna.
Nella stessa macchia salentina troviamo anche la Rosa canina. Questa è una pianta tenuta in grande considerazione per la sua bellezza, per le sue proprietà benefiche sull’uomo, ma anche per la sua funzione da “filo spinato naturale” e decorativo. La troviamo nelle campagne, nei poderi rurali e lungo i muri a secco, sia come elemento decorativo, sia come siepe e recinzione per impedire il transito di animali selvatici e da pascolo e di eventuali ladri di pecore.
Descrizione Botanica
Portamento: La famiglia delle Rosacee comprende numerose specie, diffuse in Nord America, Europa, Africa e Asia: specie cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo, a mazzetti, ecc.
Foglie: Le foglie sono disposte sul fusto in maniera alterna, composte da un numero variabile di foglioline che si dispongono accoppiate ai due lati della nervatura centrale con una fogliolina terminale; hanno il margine seghettato e forma ovato-lanceolata con estremità acuminata. Sono di colore verde intenso sulla pagina superiore e verde chiaro opaco su quella inferiore; cadono in tardo autunno. Le spine, o aculei, possono avere forme e colori diversi a seconda della varietà e dell'età. Le specie di rose antiche sono generalmente senza spine.
Fiori: Esistono molteplici varietà di rose, che si contraddistinguono per colore, dimensione della pianta e dei fiori, che possono essere grandi, piccoli, a mazzetti, solitari, semplici o doppi, con pochi o più i petali appiattiti o a coppa. Ogni specie di rosa ha delle peculiarità che la rendono unica e riconoscibile. Le rose fioriscono, secondo la specie, dai primi mesi di primavera sino all’autunno inoltrato.
Frutti: Dal punto di vista botanico il vero frutto è costituito dai semi (acheni) che si trovano all’interno della bacca, e non dalla bacca stessa che in realtà è un falso frutto. Il suo nome corretto è cinorrodo, è di colore rosso ed ha una consistenza carnosa.
Tipi di Rose:
“Rose Botaniche”: Con la nascita della botanica, nel Settecento, sono state identificate le rose botaniche, cioè quelle che crescono spontanee dando vita a cespugli aggrovigliati, con rami lunghi e flessibili. Sono tra le rose più robuste; i fiori sono nelle tonalità del bianco e del rosa. Tra le specie più note citiamo: R. arvensis, R. canina, R. gallica, R. glauca, R. foetida, R. macrantha, R. macrantha, R. moyesii, R. sericea, R. spinosissima, R. laevigata.
“Rose antiche”: Le rose antiche vengono classificate in base a parametri storici, botanici e genetici. Il termine “Rose antiche” indica tutte quelle rose identificate e classificate fino al 1867, anno in cui fu creato il primo Ibrido di rosa Tea (rosa La France, Guillot) che dette inizio all’era delle “Rose Moderne”.
Le rose antiche sono piante naturali, non sottoposte ad alcuna ibridazione. Esistono prima del 1867 e si pensa che affondino le loro origini fin dalla prima comparsa dell’umanità. Queste rose possono avere fiori rossi, gialli, bianchi, fucsia e rosa. Di solito si tratta di boccioli molto piccoli ma intensamente profumati. Per questa caratteristica, le rose antiche sono molto ricercate e usate in giardino. Si tratta di specie che possono fiorire una sola volta o più volte e con grande capacità di adattamento a diverse temperature.
Tra le specie più note citiamo: R. alba, R. arvensis, R. banksiae, R. bourboniana, R. pendulina x R. chinensis, R. spinosissima, R. centifolia, R. chinensis, R. × damascena, R. sempervirens, R. microphylla, R. centifolia muscosa, R. moschata, Rosa × noisettiana - R. moschata x R. chinensis, R. hemispherica, R. foetida, R. × harrisonii, R. multiflora, R. portlandica, R. setigera, R. rubiginosa, R. rugosa, R. tea. Esse sono definite vecchie rose da giardino, rose vecchio stile, rose antiche, rose tradizionali e rose storiche.
Rose moderne: Nel 1867 nasce la prima «rosa moderna», il primo Ibrido di Tea, 'La France'; questa data si considera, per convenzione, una sorta di spartiacque tra le rose antiche e quelle moderne.
Dal 1900 in poi si è sviluppata la produzione di moltissimi ibridi, esemplari creati con l’intervento dell’uomo per raggiungere molteplici obiettivi: varietà più resistenti al freddo, con fiori con più petali, più profumate o di tanti colori differenti. I colori delle rose moderne abbracciano tutti quelli dello spettro, tranne il blu scuro. La rifiorenza di solito è prolungata fino all'autunno inoltrato.
Tra le Rose moderne troviamo: Rose a cespuglio, R. ad alberello, R. arbustive, Ibridi di Tea e Floribunde, Rose nostalgiche, Rose miniatura, R. rampicanti, Rose inglesi, Rose tappezzanti, Rose sarmentose.
La coltivazione, l'ibridazione, l'innesto hanno creato migliaia di forme di rose coltivate e di molte di esse è impossibile riconoscere esattamente la genealogia e la provenienza.
Habitat
La Rosa si adatta a qualunque tipo di terreno purché lavorato in profondità, ben concimato con stallatico maturo. La potatura delle piante è importantissima per una buona fioritura. Le rose botaniche che sono tra le più robuste, come la rosa canina, vivono nelle macchie e negli spazi aperti dei boschi, ma nell’ambiente agrario si adattano bene al margine delle coltivazioni, formando dense siepi sui lungo i muri a secco.
Raccolta
Per gli usi terapeutici, vengono utilizzate foglie e frutti da raccogliere in estate a piena maturazione; questi ultimi vanno svuotati dei semi ed essiccati per la conservazione.
Utilizzo
Le Rose in generale vengono utilizzate come elemento decorativo nei giardini e le rose tappezzanti (o coprisuolo) nel verde urbano, grazie alla loro rusticità ed alla facilità con la quale sopravvivono e fioriscono anche in ambienti stressanti. Inoltre, vengono utilizzate soprattutto per le loro proprietà terapeutiche. Sono molto utilizzate in erboristeria, nell’industria farmaceutica, alimentare e cosmetica.
Oltre che come piante ornamentali, alcune rose, tra cui la “R. damascena” e la “R. moschata” sono coltivate per ricavare dai petali oli essenziali; i petali di “R. gallica” si usano come blando astringente e antisettico nella preparazione di collutori e di soluzioni per gargarismi e come antidiarroico; i frutti di alcune specie, tra cui la “R. rugosa”, “R. canina” e altre, servono a preparare conserve. Vari sono gli utilizzi delle rose in cucina: le giovani foglie delle rose spontanee servono per la preparazione di un tè di rosa, i petali possono essere consumati in insalata o utilizzati per la preparazione dello sciroppo di rose, i frutti della rosa sono impiegati nella preparazione di confetture. Industrialmente si coltivano le varietà a fusti eretti e fiori grandi, per la produzione del fiore reciso.
Proprietà e benefici
Le foglie della Rosa vengono utilizzate per tisane che hanno effetti benefici sui disturbi intestinali. La polpa dei frutti ha un elevato potere vitaminizzante, perché ricca di Vitamina C oltre che antociani, polifenoli, tannini e carotenoidi; ad essi vengono attribuite proprietà astringenti, antiinfiammatorie, diuretiche.
I petali vengono utilizzati per le proprietà medicinali, per l'estrazione dell'essenza di Rosa e degli aromi utilizzati in profumeria, in dermatologia, nell'industria essenziera, nella cosmetica, pasticceria e liquoristica. L'olio di rose è usato da tempo antichissimo.
Come pianta medicinale si utilizzano oltre ai petali con proprietà astringenti, anche le foglie come antidiarroico, i frutti ricchi di vitamina C diuretici, sedativi, astringenti e vermifughi.
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- "Dantedì"
"Dantedì" giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri - Applicazioni, Pubblicazioni elettroniche, Video - "Il viaggio di Dante nell'Orto Botanico - La Viola"
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ma di soavità di mille odori
La Viola (Viola sp.pl)
Nome Comune: Viola mammola, violetta
Nome Scientifico: Viola odorata L.
Nome Inglese: Common violet, sweet violet
Famiglia: Violaceae
Etimologia del nome: l nome del Genere deriva dal greco ἴον íon, “fìon” (= viola), mentre l’aggettivo odorata è riferito al profumo intenso e dolce che emana.
Note: Da sempre, le viole hanno ispirato poesie e canzoni romantiche descrivendo spesso rapporti difficili o struggenti che venivano appianati dalla delicatezza e dal profumo di questi piccoli fiori. Sin dall’antichità, le viole vengono coltivate come piante ornamentali, ma sfuggono alla coltivazione e si inselvatichiscono su incolti, radure di boschi e prati umidi o ombreggiati.
La Viola nella Divina Commedia
Come le nostre piante, quando casca
giù la gran luce mischiata con quella
che raggia dietro a la celeste lasca,
turgide fansi, e poi si rinovella
di suo color ciascuna, pria che ‘l sole
giunga li suoi corsier sotto altra stella;
men che di rose e più che di viole
colore aprendo, s’innovò la pianta,
che prima avea le ramora sì sole.
La Viola nel Salento
"Viola odorata" è comunemente chiamata con il nome vezzeggiativo di “mammola” e scambiata in segno di amore, amicizia e gratitudine. In alcuni paesini della provincia di Lecce, si era soliti regalare un mazzettino di mammole ai padrini, ai familiari e all’aiuto ostetrica, al ritorno dal battesimo. I fiori di mammola venivano scambiati tra fidanzati che dovevano stare lontani, quasi sempre per motivi di lavoro e per rappacificare rapporti tra suocere e nuore. Le fanciulle facevano essiccare una mammola tra le pagine del proprio diario per poterne ammirane la fragilità e l’eleganza e identificarsi. Proverbiale, anche, è il profumo delle violette: delicato, intenso e duraturo. Alcuni fedeli testimoniano che la presenza di San Pio da Pietralcina viene indicata dal profumo delle violette.
Descrizione Botanica
Portamento:La viola è una pianta erbacea perenne, piccola (5-15 cm), esile, con un rizoma molto resistente che produce stoloni sotterranei e stoloni aerei, striscianti, che si allungano e sui quali si producono nuove piantine che radicheranno lontane dalla pianta madre, ampliando così il popolamento.
Fogglie: Le foglie sono di colore verde-scuro, membranacee, di forma ovata ma con base a forma di cuore; hanno un lungo ed esile picciolo e convergono tutte allo stesso punto, a formare una rosetta basale.
Fiori: I fiori sono solitari, di color viola intenso (o completamente bianchi), formati da 5 petali diversi tra loro e 5 sepali ovali, che nella parte posteriore si prolungano in piccole appendici. Nella parte posteriore, il petalo inferiore si prolunga in un piccolo sperone dello stesso colore. La fioritura va da marzo a luglio.
Frutti:Il frutto è una capsula sub-globosa, di circa 9-15 mm, rivestita di peli; produce semi lisci, rotondeggianti o a forma di goccia, lucidi e di color beige chiaro.
Habitat
Originaria dell’Europa meridionale, oggi la Viola mammola è presente in tutta Europa, in una fascia altitudinale che va dal livello del mare sino ai 1200 m. Si trova frequentemente in luoghi erbosi, ombrosi e umidi, sotto la protezione delle siepi dei campi, nelle dimore storiche, sfuggita dalle aiuole adibite alla sua coltivazione e diffusa lungo selciati, viali alberati, muri di confine e lati di rimesse.
Raccolta
I fiori devono essere raccolti subito dopo la fioritura, nel periodo primaverile. I rizomi si raccolgono in primavera o in autunno, quando la pianta ha rallentato il ciclo biologico.
Utilizzo
I fiori della viola mammola vengono caramellati o inclusi in gelatine per decorare pietanze, dolci e insalate. Nelle tisane, può avere funzione di piante aromatica (per coprire eventuali odori poco gradevoli di altre piante da utilizzare per infusi e decotti). Da sempre la viola mammola è impiegata in erboristeria per l’estrazione di essenze e realizzazione di creme profumi; con i suoi fiori, le massaie realizzavano piccoli sacchetti profuma-biancheria.
Proprietà e benefici
La viola mammola contiene principi attivi come oli essenziali, terpeni, acidi organici e tannini. Sono soprattutto i fiori ad essere ricchi di principi attivi e ad essere utilizzati per infusi e sciroppi contro la tosse e problemi a carico dell’apparato respiratorio. Le massaie consigliavano gli infusi di mammola anche contro foruncolosi giovanile, eruzioni cutanee, ragadi e scottature.
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- "Dantedì"
"Dantedì" giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri - Applicazioni, Pubblicazioni elettroniche, Video - "Il viaggio di Dante nell'Orto Botanico - Il Sorbo"
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ma di soavità di mille odori
Il Sorbo (Sorbus domestica L.)
Nome Comune: Sorbo
Nome Scientifico: Sorbus domestica L.
Nome Inglese: Sorb
Famiglia: Rosaceae
Etimologia del nome: Sorbo deriva dal latino “Sorbus” che a sua volta deriva dal celtico “Sor”, che significa aspro.
Note: Le testimonianze dell’uso del sorbo sono molto antiche: le prime risalgono al 400 a.C. in Grecia, i Romani lo fecero conoscere al resto dell’Europa. Le popolazioni celtiche lo consideravano un albero sacro e lo piantavano ovunque per proteggere le case.
Il Sorbo nella Divina Commedia
Ma quello ingrato popolo maligno
che discese di Fiesole ab antico,
e tiene ancor del monte e del macigno,
ti si farà, per tuo ben far, nimico:
ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi
si disconvien fruttare al dolce fico.
Il Sorbo nel Salento
Il Sorbo (Sorbus domestica L.) è conosciuto nel Salento anche con il nome di “survia”.
La fruttificazione del sorbo domestico è abbondante e foriera di buoni presagi. Per questo, anticamente, un sorbo non mancava mai in un podere contadino. Ancora oggi troviamo il sorbo in vecchie masserie dove era abitudine avere un po’ di tutto, almeno un frutto per ogni mese dell’anno. Lo troviamo un po’ inselvatichito in zone in cui un tempo era coltivato, nel territorio di alcuni Comuni salentini, tra cui Vernole, Martano, Carpignano Salentino. Il sorbo con tutti i suoi componenti (frutti, foglie, tronco, corteccia) veniva utilizzato in vari modi. Per rendere commestibili, dolci e profumati i frutti maturi, che appena raccolti sono troppo aspri e lapposi, venivano sistemati in locali freddi e asciutti con strati di paglia, per alcune settimane; si praticava quindi l’ammezzimento, una maturazione post-raccolta, ancora in uso. Un vecchio adagio contadino delle campagne siciliane che si è diffuso anche nel Salento dice: “Cu lu tempo e cu la pagghia, maturanu li sorba”, ovvero “con il tempo e con la paglia maturano le sorbe”, un detto che si è poi tramandato in linguaggio comune a significare che certe decisioni per maturare hanno bisogno di tempo.
Descrizione Botanica
Portamento: Il Sorbo è un albero dal portamento maestoso, dalla chioma vaporosa e leggera e con corteccia di colore bruno che si fessura in piccole placche.
Fogglie: Le foglie sono composte da 5-8 paia di foglioline, più quella terminale, che hanno forma ovale-allungata e margine dentellato.
Fiori: I fiori sono riuniti in corimbi poco numerosi, ricoperti di fine peluria e sono composti da 5 sepali triangolari e 5 petali bianchi di forma rotonda.
Frutti: Il frutto è un achenio contenuto in un falso frutto carnoso, rotondo o piriforme, di colore rosso cupo a maturità, con polpa di sapore acidulo. I frutti del Sorbo, detti sorbe (o sorbole), attirano gli uccelli che ne sono ghiotti, perciò l’albero diventa mèta e sede di nidificazione per passeri, tordi e merli.
Habitat
Il Sorbo è largamente diffuso nei boschi della regione mediterranea; in Italia lo si trova frequentemente nelle zone collinari e montagnose fino a 1800 metri di altezza. Numerose sono le varietà coltivate. Il sorbo spontaneo vegeta bene nei suoli calcarei, quindi può essere coltivato anche in terreni argillosi e compatti, purché privi di ristagno idrico.
Raccolta
Il Sorbo svolge il ciclo riproduttivo dalla primavera all’autunno; fiorisce in aprile-maggio. La maturazione avviene in pieno autunno, ma i frutti alla raccolta risultano troppo aspri e lapposi.
Con la pratica dell’ammezzimento si raggiunge una maturazione post-raccolta: le sorbe vengono sistemate per qualche settimana in locali freddi e asciutti, con strati di paglia, affinché si ammorbidiscano e diventino dolci, profumate e con la polpa farinosa e molle.
Utilizzo
Le sorbe, alla maturazione sull’albero (maturazione fisiologica), risultano non commestibili perché astringenti ed allappanti; un periodo di post-maturazione (ad esempio nella paglia) porta all’ammezzimento e quindi alla possibilità di consumo diretto. Con le sorbe si preparano anche marmellate e gelatine e un ottimo liquore tradizionale: il sorbolino. Il legno del tronco ha un colore rosso bruno ed ha una particolare durezza e compattezza e per questo può essere usato per farne oggetti intagliati, scolpiti od intarsiati oppure lavorati a tornio. Le foglie e la corteccia del sorbo, per le loro proprietà astringenti e per l’elevato contenuto in tannino, vengono impiegate anche nella concia delle pelli. Le foglie sono un ottimo foraggio per gli ovini.
Proprietà e benefici
I frutti ed i semi del Sorbo contengono diversi principi attivi fra cui: acido malico, sorbitolo, tannino e vitamina C. Hanno proprietà astringenti, antinfiammatorie e lenitive.
Vedi anche:
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- "Dantedì"
"Dantedì" giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri - Applicazioni, Pubblicazioni elettroniche, Video - "Il viaggio di Dante nell'Orto Botanico - Il Susino"
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Il Susino (Prunus domestica L.)
Nome Comune: Susino
Nome Scientifico: Prunus domestica L.
Nome Inglese: Blackthorn
Famiglia: Rosaceae
Etimologia del nome: Il nome generico deriva dal latino “prunus”, tradotto susino in italiano.
Note: Si dà nome Susino ad un gran numero di varietà fruttifere appartenenti alla specie Prunus domestica L., essenzialmente suddivise in due categorie commerciali: Susini Europei, che producono le prugne e Susini cino-giapponesi che producono le susine vere e proprie. Nelle cultivar del secondo gruppo, si ha una enorme variabilità; esse derivano dall’ibridazione di specie asiatica (P. salicina), con altre americane (P. americana) ed euroasiatiche (P. cerasifera), provenienti, rispettivamente, dalla Cina, dal Nord America, dall’area centro-occidentale dell’Asia. La presenza del Susino europeo nel vecchio continente è molto antica, risale probabilmente al periodo preistorico.
Di fatto, esistono in commercio tantissime varietà che differiscono per colore, forma, consistenza della polpa, epoca di maturazione, comunque, tutte ampiamente utilizzate per consumo fresco o trasformate in marmellate, liquori, frutta secca. Quasi tutte le varietà si contraddistinguono per l’elevata resistenza alle condizioni climatiche e colturali e per la resistenza alle malattie.
Il Susino nella Divina Commedia
Ben fiorisce ne li uomini il volere;
ma la pioggia continua converte
in bozzacchioni le sosine vere.
Il Susino nel Salento
Molte sono le varietà di Susino coltivate nel Salento sin da tempi remoti; numerose sono quelle ormai abbandonate dalla coltivazione, perché ampiamente sostituite da nuove varietà a frutti più grossi. Infatti, i contadini anziani riferiscono varietà a frutti piccoli, allungati, di colore violaceo ma anche quelli a colorazione giallo che sfuma al rosato, al violaceo contraddistinti da nomi locali che ne indicano peculiarità visivo-olfattive o di maturazione, come ad esempio, il Susino “a punta, di Sant’Anna”, un tempo diffuso nell’area di Ostuni, il Susino “Carmelitana gialla” e “Carmelitana rossa”, il Susino “Pappagola”, il Susino “Passo di Spagna” ed il Susino “Pàssula grossa”, il Susino “a cuore” e tante altre non ancora recuperate dall’imminente estinzione.
Descrizione Botanica
Portamento: Si presenta con portamento arbustivo, alto fino a 5 m, molto ramificato; la corteccia del tronco è bruno-nerastra con screpolature profonde, mentre nei rami giovani è liscia, più chiara, con pelosità sparsa.
Fogglie: Le foglie sono alterne, con picciolo lungo, riunite in ciuffetti; hanno forma ellittica o obovata, con base ristretta a cuneo ed apice acuminato; cadono alla fine dell’autunno. La pagina superiore delle foglie più vecchie perde al pelosità mentre quella inferiore rimane cosparsa di peluria; il margine della lamina fogliare è dentato.
Fiori: I fiori sono riuniti in fascetti, su un corto peduncolo di 5 mm, con corolla composta da cinque petali bianco candido, rotondi all’apice e ristretti alla base, che avvolgono numerosissimi stami con antere giallo-rossastro. La fioritura avviene tra marzo e aprile.
Frutti: Il frutto è una drupa dalle dimensioni, forma e colorazione dell’epidermide variabile a seconda della varietà colturale. L’epidermide è rivestita da un sottile strato ceroso e la polpa è quasi sempre gustosa e carnosa; i frutti hanno un solo seme.
Habitat
Originario dell’Asia, viene coltivato in Europa da tempi assai remoti. La forma inselvatichita si trova, a volte, nei boschi della zona submontana.
Raccolta
La maturazione e raccolta dei frutti è tra luglio e agosto.
Utilizzo
Il Susino è tra le specie del Genere Prunus più facilmente coltivato, meno esigente di cure rispetto alle altre e più resistente alle malattie. Viene consumato in diverse varianti, al naturale, come marmellata o come frutta secca.
Proprietà e benefici
Il Susino è noto per le sue proprietà officinali, che risiedono soprattutto nei frutti: dissetanti, lassative, astringenti, vitaminizzanti e nutrienti. Nella corteccia son contenuti tannini, che conferiscono proprietà antisettiche ed emollienti. Con la polpa delle susine mature, si può realizzare un’ottima maschera per il viso, che restituisce una pelle vellutata e nutrita.
Vedi anche:
https://www.biofuturo.net/index.php/it/dantedi/il-susino-prunus-domestica
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La Rosa (Rosa canina L.)

Nome Comune: Rosa di macchia (o Rosa selvatica)
Nome Scientifico: Rosa canina L.
Nome Inglese: Rosehip, Dog rose
Famiglia: Rosaceae
Etimologia del nome: il nome della specie deriva molto probabilmente dalla parola greca “kynos” che significa cane, in quanto un tempo la radice della pianta veniva usata contro la rabbia.
Note: La Rosa di macchia, nota anche come rosa canina, è tra le più considerate piante della macchia mediterranea, per la sua bellezza e per le sue proprietà terapeutiche.
La Rosa nella Divina Commedia
Non sien le genti, ancor, troppo sicure
a giudicar, sì come quei che stima
le biade in campo pria che sien mature;
ch’i’ ho veduto tutto ‘l verno prima
lo prun mostrarsi rigido e feroce;
poscia portar la rosa in su la cima;
Quivi è la rosa in che ‘l verbo divino
carne si fece; quivi son li gigli
al cui odor si prese il buon cammino».
In forma dunque di candida rosa
mi si mostrava la milizia santa
che nel suo sangue Cristo fece sposa;
La Rosa nel Salento
Nella macchia mediterranea del Salento, oltre al mirto, il lentisco, il corbezzolo, l’olivastro, l’alaterno, l’edera, i cisti a fiori rossi e bianchi e ad altri tipici elementi da macchia, troviamo anche la Rosa canina. Questa è una pianta tenuta in grande considerazione per la sua bellezza, per le sue proprietà benefiche sull’uomo, ma anche per la sua funzione da “filo spinato naturale” e decorativo. Infatti, la troviamo anche nelle campagne o poderi rurali e lungo i muri a secco, sia come elemento decorativo, sia come siepe e recinzione per impedire il transito di animali selvatici e da pascolo e di eventuali ladri di pecore.
Descrizione Botanica
Portamento: La rosa di macchia è un arbusto cespuglioso, molto ramificato, che spoglia in inverno. I rami principali, lunghi e legnosi, possono raggiungere 2-3 m di lunghezza, hanno spine robuste, dalla forma arcuata e con base compressa.
Foglie: Le foglie sono disposte sul fusto in maniera alterna, lunghe sino a 10-15 cm, imparipennate, cioè composte da un numero variabile di foglioline (7-11) che si dispongono accoppiate ai due lati della nervatura centrale con una fogliolina terminale; hanno il margine seghettato e forma ovato-lanceolata con estremità acuminata. Sono caduche, cadono in tardo autunno.
Fiori: I fiori sono raggruppati alla cima di ramificazioni piccole, dell’anno in corso, hanno 5 petali biancastri bilobi (rosati soprattutto sui lobi) che racchiudono numerosi stami di color giallo ocre intenso. La rosa canina fiorisce da maggio a luglio.
Frutti: Dal punto di vista botanico il vero frutto è costituito dai semi (acheni) che si trovano all’interno della bacca, e non dalla bacca stessa che in realtà è un falso frutto. Il suo nome corretto è cinorrodo, è di colore rosso ed ha una consistenza carnosa.
Habitat
La Rosa canina vive nelle macchie e negli spazi aperti dei boschi, ma nell’ambiente agrario si adatta bene al margine delle coltivazioni, formando dense siepi sui lungo i muri a secco. La zona altitudinale di presenza va dal livello del mare sino agli 800 m.
Raccolta
Per gli usi terapeutici, vengono utilizzate foglie e frutti da raccogliere in estate a piena maturazione; questi ultimi vanno svuotati dei semi ed essiccati per la conservazione.
Utilizzo
La Rosa canina viene utilizzata come elemento decorativo, ma soprattutto per le sue proprietà terapeutiche. E’ molto utilizzata in erboristeria, nell’industria farmaceutica, alimentare e cosmetica.
Proprietà e benefici
Le foglie della Rosa vengono utilizzate per tisane che hanno effetti benefici sui disturbi intestinali. La polpa dei frutti ha un elevato potere vitaminizzante, perché ricca di Vitamina C oltre che antociani, polifenoli, tannini e carotenoidi; ad essi vengono attribuite proprietà astringenti, antiinfiammatorie, diuretiche.
Vedi anche:
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