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"Dantedì" giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri - Applicazioni, Pubblicazioni elettroniche, Video - "Il viaggio di Dante nell'Orto Botanico - Il Giunco"

giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri




Applicazioni-Pubblicazioni elettroniche-Video



Il viaggio di Dante nell'Orto Botanico

Un Progetto di Virginia Valzano, Rita Accogli, Gabriella Sartor e Maurizio Romani

“Non avea pur natura ivi dipinto,
ma di soavità di mille odori
vi facea uno incognito e indistinto.”
Purgatorio VII vv. 79-81

 


Il Giunco (Juncus L.)


giunco


Nome Comune: Giunco

Nome Scientifico: Juncus acutus L. subsp. megalocarpus Asch. Et Gr.

Nome Inglese: Rush

Famiglia: Juncaceae

Etimologia del nome: dal latino "jungo" (= lego, congiungo), "jungere" (= legare); l’epiteto acuto viene dal greco “aké”.

Note: Se in Botanica sistematica il termine giunco indica inequivocabilmente le specie appartenenti al Genere Juncus, nel linguaggio comune si intendono “varie erbe palustri con cauli e foglie rigide, cilindriche o prismatiche, che formano cenosi lungo le rive dei laghi e dei corsi d’acqua” (Enciclopedia Treccani, 2013). In effetti, numerose sono le specie che vivono in tali ambienti e che forniscono “materiale da intreccio”, cioè fusti e foglie impiegati dall’artigianato locale per confezionare stuoie, cesti, scope, incannucciate, corde, coperture vegetali e vari altri utensili e oggetti utili a diversi settori, da quello agricolo, al caseario, al domestico, a quello dell’arredamento.
Alla Famiglia delle Cyperaceae appartengono il “giunchetto” (Genus Holoschoenus Link), la “giunchina” (Genus Eleochcaris L.), il “giunco nero” (Genus Schoenus L.)  ed il “giunco da stuoie” (Genus Schoenoplectus (Rchb) Palla); sono, in realtà, specie minori, che non hanno niente a che vedere con i giunchi appartenenti alla Famiglia delle Juncaeae e al Genus Juncus L., utilizzate per confezionare oggetti più resistenti. Di grande importanza sono state pure la cannuccia d’acqua (Phragmtes australis (Cav.) Trin.), la canna domestica (Arundo donax L.), la Tifa (Typha angustifolia L. e T. latifolia L.), la Carice ispida (Carex hispida Willd.), il Tagliamani (Ampelodesmos mauritanicus (Poiret) Dur. Et Sch.) abbinate a specie non strettamente dipendenti dagli ambienti umidi, come l’Asfodelo (Asphodelus sp.pl), la Palma nana (Chamaerops humilis L.), il Lentisco (Pistacia lentiscus L.), l’Olivo (Olea europaea L. var. europaea).



Il Giunco nella Divina Commedia





Purgatorio, Canto I, versi 99-101

Questa isoletta intorno ad imo ad imo,
là giù colà dove la batte l’onda,
porta di giunchi sovra ‘l molle limo;


Parafrasi: Questa isoletta, nelle sue parti più basse, là dove è battuta dalle onde, è piena di giunchi sul molle fango;


Purgatorio, Canto I, versi 133-136

Quivi mi cinse sì com’altrui piacque:
oh maraviglia! ché qual elli scelse
l’umile pianta, cotal si rinacque

subitamente là onde l’avelse.


Parafrasi: Qui Virgilio mi cinse come Catone gli aveva detto: che meraviglia! Infatti, dopo che egli ebbe strappato l'umile pianta che aveva scelto, questa rinacque subito tale quale era nello stesso punto.



Il Giunco nel Salento


Nel Salento, le aree paludose e acquitrinose hanno costituito una risorsa inestimabile di “materiale per l’intreccio”, sostenendo una filiera che vedeva raccoglitori (esperti nel riconoscimento e nel taglio delle parti utili), trasportatori (carrettieri che caricavano e trasportavano le fascine sapientemente imballate e sistemate, tutte di uguale lunghezza), gli addetti all’essiccamento, ai lavaggi ed allo sbiancamento della fibra ed infine, coloro che intrecciavano e confezionavano.  E, mentre ad Acquarica gli artigiani dell’intreccio (“sciuncari”) si specializzavano in “spurteddhe”, “cannizzi”, nasse, “fischi“ e vari accessori per frantoi, a Bagnolo del Salento (“zzucari”) si specializzavano nella realizzazione di cordame, filati e oggetti per l’agricoltura e per la pesca.
Paradossalmente, gli artigiani dell’intreccio avevano il controllo delle paludi e degli acquitrini, contenendo il soffocamento degli spechi d’acqua a carico di una specie piuttosto che un’altra; per la raccolta, pagavano regolarmente l’ammenda al proprietario delle terre nelle quali tali ambienti umidi ricadevano. La crisi del settore, oltre all’impoverimento economico, ha portato all’abbandono ed alla modificazione ecologica di tali ambienti.
Infatti, la Direttiva Habitat 92/43 CEE, annovera nei suoi allegati l’Habitat di interesse comunitario “Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi), rinvenibili in numerosi siti della provincia di Lecce: Riserva Naturale dello Stato “Le Cesine”, Parco Naturale Regionale Bosco e Paludi di Rauccio, PNR Porto Selvaggio e Palude del Capitano, nel Parco del Litorale di Ugento e nel SIC Acquatina di Frigole.
Il genere Juncus annovera circa 300 specie, ad ampia distribuzione, ma nel Salento se ne contano circa 14 non tutte impiegate nell’intreccio; tra le più importanti, ricordiamo J. maritimus Lam., J. subulatus Forsskal, J. ambiguus Guss., J. littoralis C.A. Mey, J. gerardii Loisel, J. articulatus L., J. bufonius L., J. subulatus Forsskal.


Descrizione Botanica


Portamento: Pianta erbacea perenne, alta sino a 12 dm, con radici brevi e rizomatose. Forma densi cespugli larghi sino a 1-1,5 m impenetrabili, con fusti rigidi di color vede scuro, cilindrici e terminanti a punta.

Foglie: Anche le foglie sono cilindriche, simili ai fusti, erette e pungenti, di 3-5 dm, avvolte alla base da brevi guaine nerastre e lucide.

Fiori: I fiori sono piccoli, rossicci, riuniti in un’infiorescenza globosa (chiamata antele) che parte da una brattea scura a forma di barca, con apice appuntito e pungente. I fiori sono di color bruno rossiccio, formati da tepali disposti in due serie e stami con grosse antere rossastre.

Frutti: Il frutto è una capsula ovale e appuntita, con all’interno 3 semi fusiformi di colore bruno rossastro provvisti di endosperma.


Habitat

Il Giunco vive sulle sabbie umide salmastre, negli acquitrini e sulle argille salse, perciò viene indicata come specie alofila. È presente in tutta l’area costiera del Mediterraneo, ma si addentra all’interno sino ai margini meridionali dell’Europa centrale.


Raccolta

La parte della pianta che più interessa sono i fusti, necessari per l’intreccio di stuoie, cesti e vari manufatti; essi vengono raccolti quando la maturazione dei frutti è completa, tra settembre e ottobre ed i fusti sono abbastanza duri e resistenti. Tuttavia, se servono più flessibili, i fusti vengono raccolti a diversi stadi di sviluppo della pianta.

 

Utilizzo

L’utilizzo principale del giunco rimane quello dell’intreccio, tuttavia i fusti appuntiti si usavano anche per allontanare gli uccelli dai vigneti, per infilzare pesci, funghi ed altri prodotti che venivano poi venduti in serti.


Proprietà e benefici

Il giunco viene annoverato tra le “piante magiche”. In alcune località della Sardegna, viene utilizzato per vari scongiuri: da dietro le spalle, si buttava un fusto di giunco che, caduto a terra, il bambino doveva saltare; per eliminare una malattia, si annodava un fusto di giunco e lo si buttava in una fontana dalla quale il malato non doveva più passare; per eliminare i porri, si passava il giunco sui porri, lo si annodava e lo si buttava in acqua, senza mai più passare da quella zona.

 

Vedi anche:

https://www.biofuturo.net/index.php/it/dantedi/il-giunco-juncus-l



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